Gli altri articoli sui pirati

Pirati, corsari, bucanieri e filibustieri – Il jolly roger, la bandiera con il teschio

Il codice dei pirati – Un insieme di regole per la convivenza

Miti popolari

Nell’immaginario popolare, i pirati sono galeotti assoldati da un capitano, gente di porto poco raccomandabile dall’aspetto arcigno e dal fare brusco. In ogni rappresentazione non mancano le bende sugli occhi, le gambe di legno, l’uncino al posto della mano, il pappagallo sulla spalla e i Jolly Roger (le classiche bandiere con sopra disegnato un teschio attraversato da una coppia di ossa incrociate).

Ma quanto di questo è vero? La realtà, come spesso succede, non regge davanti al mito e se scendiamo nei dettagli non ci vuole molto a distruggere buona parte della visione romantica che abbiamo sui pirati.

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Classifica

Le cascate sono tra le più spettacolari manifestazioni della natura. Migliaia di litri di acqua cadono da dirupi che arrivano anche a sfiorare il chilometro di altezza, fino a infrangersi in gole o laghi schiumosi.

Le più famose sono probabilmente le Cascate del Niagara, in Canada, che permettono visite ravvicinate a bordo di imbarcazioni. Non sono però le più alte: raggiungono appena i 52 metri di altezza. Un’inezia, se paragonate alle Angel Falls, che arrivano a sfiorare il chilometro di quota.

Gran parte delle cascate maggiori sono concentrate nelle regioni degli Stati Uniti e della più vicina Norvegia, con qualche punta di spicco nel continente africano. Di seguito troverete la classifica delle prime dieci cascate più alte del mondo, ognuna con un’immagine e una breve descrizione (cliccate sulle immagini per ingrandirle).

1. Angel Falls

Alta 979 metri, il Salto Angel (Angel Falls in inglese) si merita il titolo di cascata più alta del mondo. Dalla montagna Auyantepui precipita senza interruzioni per ben 807 metri, per riversarsi poi nel fiume Kerepakupay. La sua bellezza l’ha resa un luogo sacro per gli indigeni nativi, insieme alla montagna da cui nasce.

Visitarla non è facile: bisogna compiere almeno due giorni di viaggio, oppure armarsi di elicottero e sorvolare la zona da più lontano. Nella zona, comunque, vendono un pacchetto comprensivo di aereo turboelica, che parte da Caracas e a arriva a Canaima; dopodiché dovete prendere un battello e seguire la via del fiume. Un’oretta e avrete visto uno spettacolo davvero unico al mondo.

Potete trovare altre informazioni su Wikipedia.

2. Tugela Falls

Le Cascate del Tugela si gettano dai monti Drakensberg, in Sudafrica, da un’altezza di 947 metri. Il loro nome deriva dal fiume da cui nascono, il Tugela per l’appunto, e sono facilmente visibili passeggiando nel Royal Natal National Park in cui si trovano.

[fonte (inglese)]

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Introduzione

Chi non ha mai mostrato curiosità, almeno una volta, davanti a quelle statuine nelle bancarelle che cambiano di colore in base al tempo atmosferico?

Se lo chiedete ai vostri nonni, probabilmente vi diranno che se la statuina assume un colore azzurro, potete uscire tranquillamente per strada senza temere un acquazzone. Al contrario, il rosa è senz’altro sintomo di un temporale in avvicinamento.

Bello e cattivo tempo (forse)

Qualche decennio fa era uno dei metodi più affidabili – o almeno ritenuti affidabili – per decidere se uscire con l’ombrello o con gli occhiali da sole. Se ne trovano a tutt’oggi in svariate forme: delfini guizzanti, casette raffinate, sirene che guidano il timone di una nave, scoiattoli accovacciati… Quello che li accomuna non è il tema, che è di solito legato al luogo di villeggiatura dove si comprano, ma la patina brillantata di colore azzurro o rosa che li ricopre.

Sfatiamo un mito, per chi ancora non lo sapesse: il cambio di colore non è dovuto al bello o al cattivo tempo. Può quindi capitare che, se la vostra statuina è di colore azzurro, in realtà di lì a qualche minuto possa scoppiare un temporale imprevisto. Erano errori comuni nei primi anni in cui le statuine si erano diffuse. Se mostravano una patina azzurra si usciva in maglietta per una passeggiata, se esibivano un colore tendente al rosa si prendeva l’ombrello e si preferiva spostarsi in automobile.

Al giorno d’oggi chiaramente questo sistema un po’ retrò è stato sostituito dalle notizie alla televisione e dalle applicazioni sui cellulari che si collegano direttamente ai principali Centri Meteo, ma il fascino di un soprammobile cangiante in modo del tutto naturale è insostituibile.

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Introduzione

È una domanda che mi sono posto diverse volte quando andavo a scuola: il Big Bang è una teoria senza conferme oppure abbiamo dei dati a sostegno di questa ipotesi?

Anni fa ho dovuto farmi un bel po’ di ricerche per trovare una risposta precisa, unendo i pezzi per crearmi un quadro completo. L’argomento infatti non è dei più semplici per chi approccia l’astronomia per la prima volta. Mi sarei risparmiato un bel po’ di lavoro se già allora avessi avuto tra le mani L’universo in un guscio di noce di Stephen Hawking, un libro divulgativo scritto per il pubblico con una chiarezza e una semplicità che non sono mai riuscito a trovare prima.

La luce di molte stelle non arriverà mai sulla Terra

L’assunto parte dalla spiegazione sul perché l’universo non sia statico, ma debba essere per forza in movimento, in continua evoluzione.

Quando alziamo gli occhi, nella notte, vediamo il cielo punteggiato da migliaia di stelle. In realtà anche nelle notti più limpide a occhio nudo non riusciamo a distinguere più di 3-5 mila astri, in gran parte a causa dell’inquinamento luminoso artificiale. Se pensate che soltanto nella Via Lattea, la nostra galassia, sono presenti oltre 200 miliardi di stelle, vi potete rendere conto di quanto sia immenso l’universo.

Prendiamo la stella più vicina a noi escludendo il Sole. Proxima Centauri dista 4,2 anni luce da noi (l’anno luce è un’unità astronomica che corrisponde alla distanza percorsa dalla luce in un anno nello spazio vuoto). Questo significa che la sua luce impiega 4,2 anni a toccare la Terra e che quindi, intuitivamente, noi vediamo Proxima Centauri così com’era quattro anni fa.

Teniamo presente che esistono stelle estremamente più lontane, appartenenti a galassie distanti milioni di anni luce da noi. La loro luce impiega milioni di anni ad arrivare a noi. Molte galassie vengono “scoperte” di recente dai telescopi soltanto perché la loro luce arriva adesso lungo il nostro orizzonte visibile.

Se l’universo fosse fermo, se le galassie fossero da sempre nella stessa posizione, i raggi visivi delle stelle continuerebbero a colpire la Terra e il cielo notturno sarebbe costantemente illuminato a giorno. Visto che da noi arrivano soltanto le luci di alcune stelle, è chiaro che l’universo non può essere fermo, che alcune galassie si stanno allontanando velocemente impedendo alla luce di raggiungerci.

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Introduzione

Avete sentito parlare dell’«effetto farfalla»? Sicuramente un suo cenno vi sarà arrivato guardando dei film di particolare sensazione, come Butterfly Effect (che tradotto significa, per l’appunto, “effetto farfalla”), oppure la trilogia di Ritorno al futuro.

Anche se usato di recente, il termine proviene dal lontano 1979, il 29 dicembre per la precisione, coniato dal fisico Edward Lorenz durante una conferenza; ma già nel 1950, Alan Touring aveva avanzato un ragionamento simile, che è stato poi recuperato dallo scrittore Ray Bradbury e diffuso al pubblico grazie al suo libro A Sound of Thunder.

Cos’è l’effetto farfalla?

Riprendendo le parole (semplificate) che Lorenz pronunciò alla conferenza:

Il battito delle ali di una farfalla in Brasile, può provocare una tromba d’aria nel Texas.

Da qui il nome della teoria. In un modo un po’ più sofisticato, Touring lo annunciava in questo modo:

Lo spostamento di un singolo elettrone per un miliardesimo di centimetro, a un momento dato, potrebbe significare la differenza tra due avvenimenti molto diversi, come l’uccisione di un uomo un anno dopo, a causa di una  valanga, o la sua salvezza.

Alla base del fenomeno, sta dunque il fatto che il minimo cambiamento può significare una storia del tutto diversa. Da un’azione svolta o non svolta, oppure svolta in modo diverso, possono nascere futuri ed eventi imprevedibili. Se spostiamo un sasso più in là dal marciapiede, potremmo creare un futuro del tutto diverso da quello che si avrebbe lasciando il ciottolo dove si trovava.

Un esempio: prende l’autobus oppure andare a piedi?

L’esempio più semplice potete averlo nella vita quotidiana. Prendiamo il caso dell’autobus: potete decidere se prenderlo o meno per arrivare al lavoro.

Poniamo che prendiate l’autobus. Dieci minuti e le porte si aprono, scendete in strada, salite in ufficio e, arrivati alla scrivania, vi accorgete che c’è una mole di lavoro inaspettato che vi aspetta. Un po’ come tutti i giorni.

Poniamo adesso che abbiate scelto di andare al lavoro a piedi. Vi siete alzati prima per non arrivare in ritardo e, guarda caso, lungo il percorso (che di solito non fate perché siete in autobus) incontrate un vostro vecchio compagno di scuola. Fate due chiacchiere e scoprite che in realtà non è più un perditempo incallito, ma l’importante manager di un’azienda, che conoscendo la vostra preparazione vi propone per un posto prestigioso.

Due futuri completamenti diversi, dovuti a un’unica, piccola scelta. Nel primo siete un dipendente come molti, senza nessun cambiamento positivo all’orizzonte, nel secondo avete serie possibilità di carriera.

Questo è l’effetto farfalla.

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Una denuncia dettagliata

L’idea che inviare e ricevere email, mezzi di comunicazione del tutto virtuali, possa inquinare l’ambiente è difficile da accettare, ma sono dati valutati e quantificati. Il merito della “denuncia” lo dobbiamo all’Ademe (l’agenzia francese che si occupa dell’ambiente e del controllo energetico), secondo la quale ogni email di un megabyte spedita e ricevuta consuma 19 grammi di anidride carbonica. In pratica, spedire 100 email è come percorrere quasi 13 km in automobile.

Quantificare il consumo di un’email

Come fa un’email a inquinare? Per quanto non siano testi scritti su carta, le email sono frammenti di bit che vengono copiati da un computer (server) a un altro, in modo che l’utente possa leggerle. Per fare questo il server deve lavorare, deve inoltrare la richiesta, e quindi consuma elettricità e produce anidride carbonica. Se l’email contiene allegati, il consumo aumenta. Se l’email è inoltrata a più persone (tramite il campo “cc”), il consumo aumenta di quattro volte.

Avete idea di quante email siano spedite in un anno da un’azienda? Solo in Francia si calcola una media di 58 email ricevute da ognuna delle cento persone di un’impresa, che in un anno portano a circa 13 tonnellate di anidride carbonica sparse nell’atmosfera.

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I peccati capitali secondo la religione

Grazie alla Divina Commedia di Dante, i peccati capitali (o meglio, vizi capitali) sono entrati a far parte del linguaggio moderno come se fossero un qualcosa di “mistico”. La religione li vede come un’opposizione alla volontà di Dio, desideri opposti alle virtù: un uomo è soggetto a un vizio capitale quando continua a ripeterlo, rendendolo un’abitudine.

La lussuria è il peggiore? Non più

Tra tutti e sette – accidia, avarizia, gola, invidia, ira, lussuria, superbia – qualcuno potrebbe pensare che, in questo nuovo secolo, il più diffuso sia la lussuria, visto che la nudità sta tornando a fare breccia in pubblico con naturalezza.

In realtà, tolte le menti di vecchio stampo (e gli eccessi, che sono sempre da condannare), è opinione sempre più allargata che la sessualità e il piacere che ne deriva siano un diritto e degli elementi comuni come il respirare. Dopotutto, tra le specie viventi è soltanto l’uomo a porsi dei freni su qualcosa che Madre Natura gli ha donato.

Qui andrebbe aperto un lungo dibattito, ma al momento mi interessa mettere l’accento su un altro aspetto: la lussuria diventa vizio capitale quando si ha un «desiderio irrefrenabile del piacere sessuale». In pratica, una vera malattia. Quindi è un male molto meno diffuso di quanto si pensi. Poteva essere considerato come un vizio nei secoli in passato, ma sta decadendo con i tempi moderni.

L’accidia, un male sempre presente

A mio parere, l’accidia è l’unico tra i vizi capitali che manterrà sempre, nella storia, una connotazione negativa e che tra l’altro sta prendendo senz’altro il sopravvento su gli altri sei “compagni”.

Perché? L’accidia è la non-volontà di agire, un misto di indifferenza, di noia e di torpore. Il suo stesso nome deriva dal greco e ha il significato di «senza dolore», indolente. Entrando più nello specifico, l’accidia è tale se non si fa qualcosa di bene per pura indifferenza o noia. Per la Chiesa, diventa peccato capitale quando, per questi motivi, non facciamo del bene.

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I numeri e i motivi del bracconaggio

(Se vuoi contribuire alla tutela del rinoceronte, vedi in fondo all’articolo)

193 rinoceronti uccisi in Sud Africa nei primi sei mesi del 2011.
333 rinoceronti massacrati nel 2010.
126 rinoceronti caduti nel Kruger National Park, dove già nel 2010 erano scomparsi in 146.

Il bracconaggio, soprattutto in Africa, miete vittime a centinaia. Non si tratta soltanto di una “caccia senza controllo”: i bracconieri fanno uso di armi sofisticate, di vere e proprie armi automatiche e di costosi elicotteri. È chiaro che non si tratta di un piccolo commercio fatto per arrotondare, ma di un business in grande stile e largamente finanziato.

Il corno, un’illusoria panacea per le malattie

Perché darsi tanto da fare, assalendo dei grossi mammiferi quando l’Africa pullula di animali ben più piccoli e facili da catturare? La risposta sta nel corno. Secondo la medicina orientale, il corno triturato e lavorato è capace di curare alcune malattie degne di nota come la malaria e l’epilessia, motivo per cui già mille anni fa la Cina ha visto sparire il suo ultimo rinoceronte. Risultato? Il corno dei rinoceronti africani si paga fino a 3 dollari al grammo, mentre quello dei cugini asiatici fino a 66 dollari al grammo, che corrisponde a circa sei volte il prezzo dell’oro.

Dal punto di vista scientifico, il corno sembra effettivamente capace di far abbassare la febbre, ma nessuno studio ha chiarito se sia in grado anche di curare le malattie. Fino a prova contraria, rimane una panacea di poco conto e di sicuro non giustifica la caccia indiscriminata dell’animale.

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Introduzione

Il ministro Ignazio La Russa, tra il 2007 e il 2010, ha acquistato dalla Thales Alenia Space quattro satelliti di nuova generazione. Costo: 1 miliardo e 137 milioni di euro, più 555 milioni da spendere nei futuri anni per potenziare la rete con altri due satelliti.

La rete prende il nome di Cosmo-Skymed. La sua capacità? Che ci sia cielo sereno o nuvoloso, che sia giorno o notte, è in grado di vedere gli oggetti nei dettagli fino alla grandezza di 40 centimetri, in un’area di 11 chilometri quadrati. La sua tecnologia sembra così sofisticata da rendere sconcertati anche gli americani (almeno secondo un articolo di Wikileaks).

Super-sorveglianza in mano all’intelligence italiana

Al di là del loro costo spropositato, che viene sottratto ad altre aree come quello della Ricerca, c’è da chiedersi per quale motivo siano stati richiesti questi supersatelliti. La Russa li ha assegnati immediatamente al RIS: sto parlando del Reparto Informazioni e Sicurezza istituito nel 1997, e non del Reparto Investigazioni Scientifiche (reso noto da una famosa serie televisiva). Questa branca militare svolge servizi di intelligence e sostituisce un analogo servizio nato dopo la Guerra Fredda (il SIOS).

L’aspetto che rende il RIS particolare è che, di fatto, ha il potere di agire senza seguire nessuna autorità, visto che risponde direttamente al nostro Stato Maggiore di Difesa. Traducendo, è al di sopra delle regole.

Naturalmente una tecnologia simile dà un aiuto in più nelle indagini: ma la spesa sembra piuttosto eccessiva perché sia usata soltanto per questo scopo. Aggiungiamo il fatto che le immagini sono in esclusivo possesso della Difesa militare e che spesso le scambiano con le immagini dei francesi (tenute anch’esse segrete), ed ecco che nascono dubbi e sospetti sul loro vero scopo.

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Anti-particelle

L’antimateria non è un concetto complicato da capire. La materia ordinaria che siamo abituati a vedere ovunque giriamo la testa, come sappiamo, è composta da particelle invisibili a occhio nudo: elettroni, protoni, neutroni, ecc. Sono i fondamenti della vita e degli oggetti inanimati. Ognuna di queste particelle ha una carica che può essere positiva (come il protone) o negativa (come l’elettrone).

Ora immaginatevi un universo dove esistono particelle opposte a queste. Si trova, per esempio, una forma di elettrone che ha carica positiva invece di negativa. Questo tipo di particelle non è esclusivo della fantascienza, anzi l’esistenza delle anti-particelle è stata dimostrata in laboratorio, dove sono riusciti addirittura a ricrearle da zero.

L’antimateria è quindi l’insieme delle anti-particelle. Per distinguere questi elementi da quelli ordinari, è stato loro assegnato un nuovo nome. I positroni sono gli antielettroni, gli antiprotoni e gli antineutroni, come dicono i nomi, si oppongono ai protoni e ai neutroni (hanno carica elettrica opposta alla loro).

L’importanza dell’antimateria

Quando materia e antimateria si incontrano, le loro particelle si annichiliscono, cioè si distruggono a vicenda liberando energia (raggi gamma). Oppure finiscono per creare nuove particelle, la cui somma di energia sarà uguale a quella di partenza; ma in questa sede ci interessa più che altro il primo caso.

La teoria più affermata parte dalle origini del nostro universo e spiega che, quando il Big Bang si è espanso, la materia era affiancata dall’antimateria. Subito dopo hanno cominciato ad annullarsi tra loro. Poiché l’universo che conosciamo al giorno d’oggi è fatto di materia, è chiaro che la quantità di materia doveva essere superiore a quella di antimateria; un’altra teoria prevede che una parte di antimateria non abbia mai interagito con la materia e che in questo momento si trovi “nascosta” in qualche zona dell’Universo non ben definita.

Enormi quantità di energia

Da piccole quantità di materia e antimateria fatte scontrare, si riesce a produrre una discreta quantità di energia, di sicuro di molto superiore a quella prodotta tramite le reazioni nucleari. Facendo una stima, avremo circa settanta volte l’energia ottenuta dalla fusione nucleare dell’idrogeno e addirittura quattro miliardi di volte quella prodotta usando il petrolio.

Quando materia e antimateria si annichiliscono, l’energia ricavata è quasi del 100%, senza le grandi perdite che si otterrebbero con le altre fonti di energia. Il “quasi” è d’obbligo, perché in realtà c’è comunque una piccola perdita data dalla formazione dei neutrini, che non possono essere raccolti e quindi usati come energia. Tanto per capirci, se puntassimo un raggio di neutrini nel piombo, questi lo attraverserebbero e continuerebbero a viaggiare per un altro anno luce senza fermarsi; quindi i neutrini sono “energia irrecuperabile”.

In ogni caso è evidente che sia una fonte di energia ben al di sopra dei nostri standard: un’arma nucleare, per esempio, ha un’efficienza di appena l’1%, tutto il resto viene sprecato. Come potete intuire, se trovassimo un sistema economico per l’utilizzo dell’antimateria come combustibile avremmo risolto gran parte degli attuali problemi energetici.

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