SOMMARIO

Panoramica sul Buddhismo: filosofia, descrizione e i pilastri su cui si fonda
Il Buddhismo – La pratica e le considerazioni sulle Quattro Nobili Verità
Il Buddhismo – La teoria degli aggregati e della coproduzione condizionata

Introduzione

Descrivere il Buddhismo è abbastanza semplice. Comprendere la sua filosofia e i suoi pilastri portanti è già più complesso. Mettere in pratica gli insegnamenti fino in fondo, invece, è una questione per pochi privilegiati.

Messo in questo modo, il Buddhismo si mostra già come una religione fuori dagli schemi. Non prevede nessuna divinità da adorare e nessuna punizione divina per chi infrange le regole morali. Al contrario, nasce da un’analisi interiore e non dall’intercessione di un qualche dio.

Iniziamo con il dire quello che non è. Visto da fuori potrebbe sembrare una dottrina votata a se stessi più che al bene degli altri, un percorso «egocentrico e di comodo» per liberarsi dalla sofferenza anche a danno di chi ci circonda. Ecco alcuni dei pensieri (distorti) che nascono se lo si guarda in modo superficiale:
– gli obiettivi principali sono il distaccamento dal mondo e l’indifferenza verso quello che succede al di fuori del nostro piccolo spazio personale.
– lo scopo è di liberarsi dalla sofferenza con enormi sacrifici, trasformando il corpo in un guscio vuoto e diventando l’ombra di se stessi, senza emozioni.

Quello che è sbagliato è proprio il punto di partenza, e cioè vedere l’individuo come un elemento staccato dal resto del mondo. È bene che questo concetto sia chiaro prima di continuare a leggere: l’individuo è un tutt’uno con il mondo, non può esistere senza quello che lo circonda. Tutto quello che è stato e che è, influenza l’individuo in ogni momento. In altre parole, tra l’individuo e il resto del mondo esiste un continuo gioco di causa ed effetto, per cui è impensabile ritirarsi in se stessi dimenticando cosa ci sta influenzando.

Avremo modo di capire le conseguenze di questo pensiero tra non molto, anche perché è qui che si fonda l’essenza del Buddhismo.

I concetti che formano il Buddhismo sono davvero profondi e uniscono fede, scienza, filosofia e psicologia. Tutto parte dall’individuo stesso, da un’analisi interna, e da nient’altro. Chiamarla «religione» è riduttivo: «filosofia di vita» sarebbe più appropriato.

In questo articolo passerò in rassegna i suoi pilastri fondamentali, descrivendo in modo schematico le Quattro Nobili Verità e l’Ottuplice Sentiero (che compone l’ultima di queste Verità). Tra parentesi troverete i termini in lingua sanscrita; inoltre, ho inserito dei link per poter approfondire, in genere partendo da Wikipedia (dove possibile in italiano, alcuni in inglese).

Nel prossimo articolo entreremo nei dettagli, cercando di dare qualche impostazione pratica e un significato ai precetti delle Nobili Verità.

Gran parte delle informazioni sono state recuperate dall’ottimo libro Il Buddhismo, di Giangiorgio Pasqualotto, una lettura che consiglio per chi volesse iniziare a interessarsi all’argomento. Tenete presente che esistono svariate scuole nate dal Buddhismo, con ideologie e pratiche diverse; i concetti che vediamo sono in gran parte condivisi da queste ramificazioni, con qualche eccezione. Quello che voglio darvi è un punto di partenza abbastanza completo affinché possiate approfondire da soli.

Le Quattro Nobili Verità del Buddha

Il Buddhismo è nato con Siddhārtha Gautama Śākyamuni (conosciuto più brevemente come il Buddha, il «risvegliato»). Fu lui che per primo conseguì il risveglio (bodhi), cioè la consapevolezza che per raggiungere la verità è necessario seguire una via di mezzo, che sia lontana sia dall’esaltazione che dalla mortificazione dei piaceri: quindi niente culto dei piaceri ma neanche autopunizioni, perché entrambe queste vie distolgono dalla ricerca della verità e dunque sono dannose (akuśala).

Ma quali sono le verità grazie alle quali Siddhārtha riuscì a risvegliarsi? Il suo insegnamento si fonda su Quattro Nobili Verità, che in pratica sono quattro passi logici e sequenziali da seguire per rendersi conto del proprio stato di sofferenza e per liberarsene:

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Introduzione

Abbiamo già presentato diversi articoli che riguardavano gli effetti della temperatura estrema. In particolare, abbiamo visto cosa succederebbe alla Terra se la temperatura aumentasse fino a 6 gradi, quali conseguenze ha il freddo intenso sul corpo umano e, per contro, cosa succede a un corpo umano quando è sottoposto alle fiamme. Con una linea più ordinata, abbiamo anche passato in rassegna le singole temperature dalla più bassa in assoluto fino alla più alta possibile.

In questo articolo ci concentreremo sugli effetti del caldo sul corpo umano, distinguendoli nelle varie tipologie e spiegando come comportarsi in caso succeda a un nostro amico.

I consigli  di base per evitare i problemi da calore sono sempre gli stessi: evitare di esporsi sotto il Sole nelle ore più calde, bere molta acqua e coprirsi con indumenti se proprio non si può stare all’ombra (soprattutto coprirsi la testa). Naturalmente, nei casi gravi contattate subito l’ospedale.

Colpo di sole

È il più “innocuo” tra i tre tipi di situazioni che andiamo ad analizzare, ma non è da sottovalutare e va subito trattato, perché in alcuni casi può portare a conseguenze gravi.

Il colpo di sole si ha quando si rimane troppo a lungo sotto i raggi della nostra cara stella. Si sa che la tintarella va di moda, ma stare troppo al sole causa sempre danni, anche se non ve ne rendete subito conto. A differenza degli altri due casi che vedremo tra poco, la colpa è delle radiazioni e non del calore. I più colpiti sono i soggetti con la pelle chiara.

La temperatura del corpo si alza, la cute si arrossa subito e forma delle bolle, gli occhi si arrossano e avvertono fastidio alla luce. Ma gli effetti più evidenti, che ci dovrebbero mettere in allarme, si sentono internamente. Si parte da un malessere generale, con mal di testa e poca sudorazione. Poi può arrivare il senso di vertigine e di nausea. Nei casi gravi si può arrivare a ustioni e febbre alta (in questo caso è doveroso chiamare subito il medico).

Cosa fare in caso di colpo di sole?
Portare la persona all’ombra e arieggiarla, facendola sdraiare e sollevandole le gambe. Se possibile immergerla in acqua fredda, altrimenti bagnarla con un asciugamano. È utile mettere del ghiaccio in testa e sotto le ascelle per raffreddare la temperatura. Non è necessario chiamare subito i soccorsi, ma se dopo 20-30 minuti non si hanno miglioramenti nella temperatura corporea rivolgetevi subito al Pronto Soccorso.

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La vita è davvero ingiusta?

La domanda può sembrare banale. Ovunque giriamo la testa, vediamo uomini e donne che hanno qualcosa che noi non abbiamo. Ci accorgiamo che i nostri obiettivi sono lontani perché ci sono ostacoli che ci mettono i bastoni tra le ruote. Ci rendiamo conto che se fossimo nati in una famiglia più ricca o in una posizione più privilegiata, avremmo avuto una vita più facile.

Una domanda più precisa, che potrebbe aiutarci a rispondere, è questa: se tutti crediamo che la vita sia ingiusta nei nostri confronti, com’è possibile che gli altri siano “baciati dalla fortuna”?

Voglio condividere con voi un articolo scritto da Oliver Emberton, dal titolo The problem isn’t that life is unfair – it’s your broken idea of fairness («Il problema non è che la vita è ingiusta – è la vostra idea di equità a essere sbagliata»). Trovate il link diretto in fondo alla pagina.

Riprendo in mano l’articolo e lo sintetizzo, in modo che possiate ragionarci sopra. Il concetto principale è questo: se non stiamo vincendo, gran parte della nostra vita ci sembra terribilmente ingiusta.

Se volete, condividete il vostro pensiero nei commenti. Entrare nella testa degli altri non è mai semplice e sarebbe utile capire se effettivamente l’intuizione di Oliver si adatta alla maggioranza delle persone, e cioè se fa parte effettivamente della natura umana.

Regola 1 – La vita è competizione

La vita è una lotta continua verso gli altri. Al lavoro c’è sempre chi cerca di soverchiarci; la ragazza che cerchiamo di conquistare è contesa da un altro che cerca di strapparcela via; quell’unico vestito in saldo al negozio è preso d’assalto dalla folla; la foto della nostra amica prende più apprezzamenti di noi su Facebook.

Il punto è che nel momento in cui interagiamo con gli altri, la competizione nasce per forza e il più delle volte non ci accorgiamo che noi stessi entriamo in questo gioco di “dominio” e cerchiamo di vincere sugli altri. La vita È competizione: senza una sfida, non ci sarebbero obiettivi da raggiungere. È chiaro che in una contesa o si vince o si perde, e se uno vince l’altro deve necessariamente perdere in qualche modo.

Come uscire, allora, da questo circolo vizioso in cui ognuno lotta con l’altro? Innanzitutto, non negate l’esistenza della competizione: c’è quasi sempre.

In secondo luogo, viviamo in un tempo di abbondanza (sì, nonostante la crisi, anche perché non stiamo parlando solo di economia) e le opportunità a disposizione sono così tante che, se anche ne perdiamo qualcuna, ne troveremo un’altra da poter ricercare; e non sempre raggiungere un obiettivo richiede di calpestare i sogni degli altri (e quindi competere fino a vincere).

Ma avrete davvero la stessa soddisfazione, se raggiungete l’obiettivo senza lottare?

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[L'articolo esprime opinioni personali da parte dell'autore]

Introduzione

Dal punto di vista dell’ambiente naturale, della posizione e delle bellezze che offre l’Italia è un posto magnifico. Credo che su questo ben pochi abbiano dei dubbi: i turisti fanno la fila per visitare le nostre regioni e per assaggiare la nostra cucina.

Ma dal punto di vista della cultura, della politica e dell’aggregazione popolare non è mai stato un Paese perfetto. Anzi, sin dalla sua unificazione avvenuta il 17 marzo 1861, ci sono stati scontri politici e di tradizione, corruzioni, criminalità diffusa, disuguaglianze e disparità sociali. Una condizione che ci siamo costruiti secoli prima e che continuiamo a trascinarci tutt’oggi, senza trovare effettivamente una vera risoluzione.

Fin qui la storia e la “tendenza” futura, ovvero come probabilmente continuerà a evolversi il nostro popolo, visti i precedenti. Basarsi su sensazioni e su precedenti, però, non sempre è esatto ed è anche poco attendibile. Per sapere qual è la vera condizione dell’Italia moderna dobbiamo basarci su dati statistici attuali.

Il sito Italia Ora mette a disposizione del pubblico una copiosa quantità di dati statistici prodotti in tempo reale, facendo riferimento a numerose fonti esterne (trovate il link diretto a fondo articolo).

Qua sotto troverete un’analisi generale sui dati presenti al momento in cui sto scrivendo, cioè all’8 febbraio 2016. Il quadro non è per niente roseo, ma tenete conto che i dati specificati sono approssimativi. Non ci occuperemo delle cause che hanno portato a questi dati, sulle quali sarebbe da scrivere un libro intero.

Inevitabilmente, a differenza degli altri articoli che sono solito pubblicare, le valutazioni avranno un carattere meno obiettivo e più personale, anche se immagino che riflettano le idee di gran parte della popolazione.

Economia, lavoro e costo della politica

Il dato più inquietante è, naturalmente, quello che riguarda la salute dell’economia italiana e soprattutto i costi legati alla politica.

Dall’inizio dell’anno abbiamo avuto una spesa di oltre 112 milioni di euro soltanto per pagare il mantenimento della Camera dei deputati, con una crescita di circa 100 € ogni 3 secondi. A confronto il Quirinale – per quanto alto – ha una spesa contenuta: 25 milioni di euro. Mediamente, un parlamentare guadagna 348 € al giorno, contro i 136 € di un dirigente d’azienda.

Il costo politico è davvero assurdo, se consideriamo che potrebbe essere facilmente ridotto con delle leggi rapide (che naturalmente devono essere emanate dagli stessi politici, a loro danno: ecco perché è un evento alquanto improbabile).

Tutto questo non giova affatto all’economia dell’Italia, che ha già un debito pubblico che sfiora i 2.300 miliardi di euro ed è in rapida crescita, nell’ordine di circa 2-3 mila euro al secondo. In pratica, è come se ogni italiano avesse sulla testa un debito di 36.865 € da saldare. Un debito sul quale lo Stato paga interessi crescenti e continui perché non riesce a diminuirlo.

Un sistema per diminuire il debito pubblico sarebbe puntare sulla produzione delle aziende, che poi indirettamente andranno a finanziare le casse dello Stato. Il problema, però, è che anche nel campo del lavoro le cose non vanno molto bene. Con oltre 3 milioni di disoccupati e altrettanto di precari, e una tassazione tra le più alte in Europa, la questione si mostra abbastanza critica.

La ricchezza, poi, non è distribuita in modo equa nell’Italia. Esiste ben 1 milione di famiglie con un patrimonio superiore al milione di euro, quando lo stipendio medio giornaliero di un impiegato ammonta ad appena 33 €.

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In piena Guerra Fredda

Eravamo in piena Guerra Fredda, un periodo di accesa tensione in cui Stati Uniti e Unione Sovietica (URSS) misuravano la propria superiorità politica in base al numero di bombe atomiche che riuscivano a costruire.

Si tratta del periodo storico che, più di altri, ha dimostrato la natura istintiva dell’essere umano: la supremazia sopra ogni cosa, indipendentemente dalle conseguenze, e l’incapacità di gestire un progresso tecnologico improvviso e che offre il potere su un piatto d’argento.

Ma c’è una questione che mette in luce un aspetto più inquietante, se vogliamo persino più assurdo dell’intero tira e molla tra le due potenti Nazioni del mondo.

Se tutti, bene o male, conosciamo la Guerra Fredda e cosa ha comportato, un po’ meno risaputo è il fatto che gli Stati Uniti stavano nascondendo un secondo progetto: far esplodere una bomba nucleare sulla facciata visibile della Luna.

Studio della Luna o prova di forza?

La vicenda è stata raccontata la prima volta all’American Press, nel 2000, dal fisico Leonard Reiffel, a cui sarebbe stato affidato il «progetto A119» assieme al collega Carl Sagan. Il progetto era attivo dal 1958 e aveva il titolo pubblico di A Study of Lunar Research Flights («Uno studio di ricerca per i voli lunari»).

Ufficialmente, Leonard lavorava per l’Istituto di Tecnologia dell’Illinois in qualità di vicepresidente e il suo compito era di compiere ricerche scientifiche per i viaggi verso la Luna. A questo indirizzo è presente un pdf che contiene uno dei suoi rapporti, datato 19 giugno 1959. Il documento è non-classificato, per cui lo studio era disponibile anche ai non diretti interessati.

Nel report si legge che le esplosioni nucleari vicino alla superficie della Luna facevano parte dello studio, allo scopo di analizzare il nostro satellite. Infatti, si riteneva che l’esplosione potesse innescare dei terremoti e, attraverso le onde sismiche prodotte, permettesse agli scienziati di studiare il terreno un po’ come succede sulla Terra durante un movimento tellurico.

Questo, ufficialmente. Ma in un decennio dove gli sforzi erano concentrati sul dimostrare la propria supremazia sopra agli altri, è chiaro che lo scopo del progetto doveva essere tutt’altro. L’URSS stava accelerando la corsa agli armamenti e aveva appena lanciato il primo satellite artificiale nell’orbita terrestre, lo Sputnik 1.

Gli americani erano sconvolti ed era richiesta una prova di forza non indifferente per risollevarsi: far esplodere un ordigno nucleare sulla Luna sarebbe stato senz’altro spettacolare, perché il bagliore sarebbe stato visibile dalla Terra. La conferma risiede proprio nell’incarico di Sagan, il cui compito era di valutare quanto si sarebbe espansa la nube di polvere dopo l’esplosione.

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Cos’è il COP21?

Dal 30 novembre al 12 dicembre 2015, a Parigi, si è tenuto il COP21, cioè la ventunesima Conferenza delle Parti (Conference of the Parties).

Lo scopo di queste riunioni annuali, mediate dall’ONU e che coinvolgo gran parte delle Nazioni mondiali che hanno maggiore influenza, è di trovare un accordo universale per ridurre il cambiamento climatico incontrollato, ormai diventato un problema sul limite del “non-ritorno”.

Dopo 21 anni di riunioni, per la prima volta, l’accordo ha trovato il consenso di tutti i 196 partecipanti. L’accordo di Parigi (questo il suo nome ufficiale) è un documento di 12 pagine e tra il 22 aprile 2016 e il 21 aprile 2017 dovrà essere fisicamente firmato dalle Nazioni. Diventerà così giuridicamente vincolante: ovvero, le Nazioni non potranno più sottrarsi ai punti presenti nel trattato e dovranno subito metterlo in atto.

Per la precisione, l’accordo sarà approvato se sarà firmato dai Paesi che, insieme, emettono il 55% delle emissioni globali di gas serra.

Di seguito trovate due video in lingua italiana di Adrian Fartade in cui spiega cos’è il summit di Parigi e di cosa tratta l’accordo, in modo semplice e con un pizzico di ironia (se avete tempo soltanto per un video, guardate il secondo). Subito sotto, facciamo un breve riassunto scritto dei punti principali.

Su One Mind trovate altri articoli di approfondimento a tema, per esempio se vi interessa capire cosa succederebbe alla Terra in caso di aumento della temperatura da 1 a 6 gradi o se vi interessa vedere come apparirebbero le città sommerse in caso di aumento del livello del mare: tutti effetti che si potrebbero verificare in futuro, se non riduciamo radicalmente le emissioni di gas serra.

L’accordo è molto esteso, per cui approfondire richiederebbe una lunga discussione sui cambiamenti climatici e sulle possibili risoluzioni: qua ci limitiamo alle basi. Potete approfondire il tema con delle semplici ricerche su internet e sui social usando l’hashtag #cop21.

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SOMMARIO

Come si forma un buco nero?
Cosa succede a un oggetto che cade nel buco nero? Come lo vediamo?
Cosa succede alle stelle e alle galassie attorno all’orizzonte? Come le vediamo?
Cosa succederebbe se noi entrassimo nel buco nero?
Che cosa succede nella singolarità (lo spazio interno) di un buco nero?
Si potrebbe sfruttare l’energia di un buco nero per iniziare una colonizzazione?
Come scorre il tempo in un buco nero?
I buchi neri ruotano?
Esce qualcosa dall’interno del buco nero o resta tutto intrappolato?
È vero che un buco nero può evaporare?
Cosa significa che un buco nero “non ha peli”?
Glossario

I buchi neri ruotano?

Esistono quattro modelli di buco nero previsti dalle equazioni di Einstein; due di questi sono rotanti. I buchi neri rotanti sono stati descritti nel 1964 da Roy Kerr: sono buchi che creano un vortice nello spazio attorno, sempre più veloce a mano a mano che ci si avvicina all’occhio del ciclone.

Guardandola dall’esterno, noi vedremmo una particella caduta congelata sull’orizzonte, ma nella realtà questa starà scendendo lungo il vortice.

Approfondimento: la velocità di rotazione di un buco rotante

Larry Smarr, nel 1973, ha dimostrato che un buco nero rotante ha l’orizzonte ovalizzato per effetto della rotazione (mentre gli altri tipi di buchi sono perfettamente sferici).

Nessun buco può ruotare oltre una certa velocità, perché altrimenti porterebbe il suo orizzonte a distruggersi. Per un buco della massa del Sole, la rotazione massima è di un giro ogni 62 microsecondi. Quando supera questo limite, non è più possibile aggiungere materia ad alta velocità per farlo accelerare: qualsiasi interazione con l’esterno porta il buco a rallentare.

Da notare che dividente il diametro di un buco con massa solare (18,5 km) per la rotazione massima (0,000062 s) si ha una velocità prossima a quella della luce, che come sappiamo dalle leggi di Einstein non può mai essere superata.

Esce qualcosa dall’interno del buco nero o resta tutto intrappolato?

Lo abbiamo già accennato: qualcosa, in effetti, esce dal «gigante divoratore». Per quanto sia potente la gravità di un buco nero, Stephen Hawking è riuscito a dimostrare che i buchi neri rotanti devono emettere delle radiazioni e quindi rallentare con il tempo la rotazione.

Non solo. Anche quando il buco finisce la rotazione e l’energia, continua a emettere radiazioni di ogni tipo: gravitazionale, elettromagnetica, neutrini. La conseguenza è una continua perdita di energia.

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Quanti siamo nel mondo?

A dicembre 2015, la popolazione mondiale sta per sfiorare i 7.390.000.000 (7 miliardi e 390 milioni) di individui, e stiamo parlando di un calcolo statistico, imperfetto: considerando che le zone meno monitorate sono quelle povere, da sempre più popolose, è probabile che il conto sia un po’ più alto.

Si tratta in ogni caso di un bel numero, che si stima possa aumentare a 9,7 miliardi entro il 2050 e 11,2 miliardi entro il 2100. Cosa succederebbe alla Terra se ci mettessimo d’accordo e saltassimo tutti contemporaneamente?

Rhett Allain di Wired ha fatto i calcoli per noi. Per i dettagli trovate il link tra le fonti a fondo articolo (in inglese), qui evitiamo le formule e ci limitiamo all’essenziale e ai risultati.

La Terra? Non si sposta di un millimetro

Rhett è professore di fisica dell’università della Louisiana e per riuscire a capire gli effetti ha tenuto conto di alcuni dati, tra cui:
– il peso medio degli uomini è di 50 kg (contando anche i bambini). In totale, i 7 miliardi di individui arrivano a pesare 3-400 miliardi di kg
– l’altezza media di un salto è di 0,3 metri da terra (un po’ scarso, ma questa è la realtà)
la massa della Terra è di 6 seguito da 24 zeri kg, cioè circa 6 milioni di miliardi di miliardi di kg
– dobbiamo stare tutti in un’area ristretta: ammassando i 7 miliardi di individui, riusciamo ad occupare uno spazio grande come la Valle d’Aosta
– è stata ignorata l’influenza della Luna e del Sole

Già a prima vista si nota che la Terra ha una massa così enorme che sembra impossibile poterla “spostare” soltanto saltandoci sopra. Gli esseri umani, infatti, hanno una massa che è 10 mila miliardi di volte inferiore a quello della Terra. E in effetti, anche unendoci tutti assieme in un salto globale, il risultato sarebbe minimo: sposteremmo la Terra di una distanza pari a circa 1 centesimo di diametro dell’atomo di un idrogeno, ovvero di circa 0,00000000008 cm.

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SOMMARIO

Come si forma un buco nero?
Cosa succede a un oggetto che cade nel buco nero? Come lo vediamo?
Cosa succede alle stelle e alle galassie attorno all’orizzonte? Come le vediamo?
Cosa succederebbe se noi entrassimo nel buco nero?
Che cosa succede nella singolarità (lo spazio interno) di un buco nero?
Si potrebbe sfruttare l’energia di un buco nero per iniziare una colonizzazione?
Come scorre il tempo in un buco nero?
I buchi neri ruotano?
Esce qualcosa dall’interno del buco nero o resta tutto intrappolato?
È vero che un buco nero può evaporare?
Cosa significa che un buco nero “non ha peli”?
Glossario

Con questo secondo articolo proseguiamo il viaggio verso la comprensione di quelle meraviglie dell’universo che sono i buchi neri. Sotto trovate nuove domande che dovrebbero rispondere a buona parte dei vostri dubbi. Per una visione completa delle sezioni già pubblicate, fate riferimento al sommario.

Cosa succederebbe se noi entrassimo nel buco nero?

Entrare in buco nero è un’esperienza davvero unica – anche perché, per quanto ne sappiamo, non avremmo nessun modo per uscirne e parlarne con qualcuno.

Immaginiamolo in tempo reale.
Mentre ci avviciniamo all’orizzonte degli eventi, abbiamo un sensazione strana: sentiamo i piedi tirati in basso dalla gravità del buco e la testa tirata nel senso opposto dalla forza centrifuga, dovuta alla velocità di rotazione del buco. Questa sensazione la percepiamo anche sulla Terra, ma è così debole da essere inavvertibile.

Ma cosa succede una volta che raggiungiamo la singolarità, cioè il punto centrale del buco nero? Scendendo al centro, la curvatura dello spaziotempo crea delle forze di marea così potenti da distorcere il nostro corpo in tutte le direzioni. Se prima avvertivamo una sensazione sgradevole, adesso è estremamente dolorosa.

A pochi centesimi di secondo alla singolarità, le nostre ossa non possono più resistere e il nostro corpo si smembra. Di fatto, entriamo a far parte anche noi della singolarità.

Approfondimento: quanto veniamo “tirati” dalla gravità di un buco nero

Poniamo che il buco abbia una circonferenza di 100.000 km. La sensazione di “tiro” è diversa tra piedi e testa, nell’ordine di un 1/8 della gravità terrestre. Se la circonferenza fosse di 80.000 km, sarebbe di 1/4, mentre se fosse di soli 20.000 km la differenza di “tiro” tra testa e piedi sarebbe già di 15 volte la gravità terrestre: una sensazione davvero sgradevole.

Questo fenomeno succede tutti i giorni sulla Terra, con le maree create dalla gravità della Luna. Lì ovviamente è molto più debole, ma il concetto è lo stesso: l’attrazione lunare deforma lo spaziotempo sulla Terra, creando le maree.

Che cosa succede nella singolarità (lo spazio interno) di un buco nero?

All’interno di un buco nero si trova la singolarità, una zona dove le leggi fisiche che conosciamo non possono più darci delle risposte. Qui dentro, infatti, lo spaziotempo si incurva in modo infinito: è come dire che lo spaziotempo cessa di esistere. La gravità è infinita, visto che è legata proprio dallo spaziotempo. I corpi, quindi, sono tesi all’infinito in alcune direzioni e compressi all’infinito in altre.

Niente e nessuno può andare oltre la singolarità, perché tutto è teso all’infinito, comprese particelle microscopiche quali elettroni, protoni e quark.

In realtà, da questo punto in poi si possono avanzare nuove ipotesi, che però restano tali vista l’impossibilità di verificarle. Alcuni scienziati e autori di libri di fantascienza hanno proposto le idee più disparate di cosa possa accadere nella singolarità e, al di là di questa, se la fine del buco nero sia l’accesso per una zona diversa dell’universo (o addirittura l’ingresso per un nuovo universo). L’argomento è vasto e, per il momento, senza sbocco, per cui eviteremo di trattarlo nei dettagli in questa sede.

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SOMMARIO

Come si forma un buco nero?
Cosa succede a un oggetto che cade nel buco nero? Come lo vediamo?
Cosa succede alle stelle e alle galassie attorno all’orizzonte? Come le vediamo?
Cosa succederebbe se noi entrassimo nel buco nero?
Che cosa succede nella singolarità (lo spazio interno) di un buco nero?
Si potrebbe sfruttare l’energia di un buco nero per iniziare una colonizzazione?
Come scorre il tempo in un buco nero?
I buchi neri ruotano?
Esce qualcosa dall’interno del buco nero o resta tutto intrappolato?
È vero che un buco nero può evaporare?
Cosa significa che un buco nero “non ha peli”?
Glossario

Buchi neri, oggetti celesti straordinari

Di sicuro avrete già un’idea di cosa siano i buchi neri. Se siete appassionati di astronomia (o di fisica) saprete anche quanto sono straordinari e che alcune delle loro proprietà arrivano al limite della realtà che conosciamo, quasi facessero breccia verso un mondo dove le nostre leggi smettono di funzionare.

Naturalmente, perché non comprendiamo bene alcuni meccanismi non significa che dobbiamo per forza tirare in campo delle forze sconosciute: significa semplicemente che non abbiamo ancora i mezzi per capirli.

Descritti in breve, i buchi neri sono regioni nello spazio con una gravità così alta da intrappolare ogni elemento attorno, impedendogli per sempre di uscire. Quando parlo di «ogni elemento» lo intendo in modo letterale: persino la luce viene divorata, motivo per cui il buco assume questo aspetto “nero”.

Di recente si sono fatti enormi passi avanti nel suo studio e si è scoperto che è molto più interessante di quanto si immaginava qualche anno fa. Per esempio, si è scoperto che non tutto resta intrappolato nel buco: qualcosa esce.

In questo articolo farò una panoramica sulle proprietà di un buco nero, dividendo la pagina in domande e cercando come sempre di evitare formule e nozioni complicate.

Capiremo cos’è un buco nero e come fa a divorare tutto quanto. Vedremo cosa succederebbe se un osservatore (noi) si avvicinasse al suo orizzonte o addirittura cercasse di entrare all’interno. L’argomento è affascinante, e le informazioni sono così tante che ho preferito suddividerlo in tre parti per non appesantire, che saranno pubblicate a scaglioni.

Le informazioni che abbiamo le dobbiamo a grandi scienziati del calibro di Stephen Hawking e Kip Thorne. Quest’ultimo ci ha lasciato un libro completo sui buchi neri, comprensibile anche a chi non è un fisico: Buchi neri e salti temporali, una lettura che consiglio vivamente, e da cui è stato tratto quel capolavoro di film che è “Interstellar“.

Nel sommario di ogni pagina trovate i link agli articoli ordinati, a mano a mano che saranno pubblicati. Se avete dei dubbi su qualche termine, leggete in fondo all’articolo, dove ho preparato un mini glossario.

Nota: aggiungerò anche qualche informazione più tecnica, per chi vuole approfondire, indicata con la dicitura “Approfondimento”. Un lettore occasionale, che si avvicina per la prima volta al concetto di buchi neri, si senta libero di ignorare queste parti. Come sempre, se siete esperti e trovate imprecisioni, fatemelo sapere che provvedo a modificare.

Come si forma un buco nero?

Un qualsiasi oggetto può diventare un buco nero se si contrae su se stesso (cioè prende la sua massa e la comprime, riducendo le dimensioni) fino a raggiungere una “circonferenza critica”. Questa circonferenza corrisponderà all’orizzonte degli eventi del buco nero: in altre parole, è il limite che separa il luogo da cui possono sfuggire segnali da quello da cui nessun segnale può sfuggire.

Quanto deve essere grande questa circonferenza? Dipende dalla massa dell’oggetto. Il valore è facile da calcolare: se la massa del buco nero è uguale a quella del nostro Sole, la circonferenza è di 18,5 km. Per calcolare la circonferenza di buchi neri con masse più grandi, basta moltiplicare di conseguenza: se il buco è tre volte la massa solare, sarà 18,5 x 3 = 55,5 km.

La massa di un buco nero è così compressa che la forza di gravità che si crea è enorme. Qualsiasi cosa abiti attorno all’orizzonte degli eventi viene attirata, inizia a vorticare attorno al buco nero fino a quando non sarà a sua volta inglobata. La massa del buco, quindi, aumenta di continuo fino a quando trova oggetti da catturare.

Immaginare un buco nero non è semplice come potrebbe sembrare. Potreste essere tentati di immaginarlo come una pallina: sarebbe uno sbaglio. Lo spazio in un buco nero è estremamente deformato, proprio per la forte gravità, e dovete immaginarlo invece come una specie di imbuto. Più si va verso l’interno e ci si avvicina al suo centro (chiamato singolarità), più la circonferenza dell’imbuto si riduce.

Vicino alla singolarità, entriamo in un mondo caotico, che non è più sferico: la circonferenza può essere di pochi centimetri, mentre il raggio può essere di milioni di km.

Può sembrare un paradosso, perché a scuola abbiamo imparato che il raggio di una sfera forma sempre e comunque una circonferenza di esatte dimensioni. Ma dobbiamo capire che vicino alla singolarità la geometria che conosciamo è molto distorta per l’effetto della gravità. È la cosa affascinante dei buchi neri: mettono a dura prova la nostra conoscenza delle leggi fisiche e matematiche.

Approfondimento: la massa per diventare un buco nero

Quando un centro di una stella implode su se stessa a grande velocità, si può formare una supernovae: la materia diventa una stella di neutroni e perde il 10% della massa, che si trasforma in esplosione di energia.

Se la stella ha massa fino a 1,4 Soli, alla morte diventerà una nana bianca e quindi si raffredderà ancora diventando una nana nera. Questo fenomeno è dovuto allo spazio compresso: la stella si rimpicciolisce e gli elettroni interni “premono” per non farla rimpicciolire ulteriormente.

Se invece la massa supera 1,4 Soli, gli elettroni non riescono a contrastare l’enorme gravità: la stella di neutroni si trasformerà in buco nero.

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